Il 2025 ha ricordato che l’Europa conta ancora (forse più che mai):
Nel 2025 le azioni europee hanno registrato un forte rialzo, con l’indice MSCI Europe che si è confermato tra i mercati con le migliori performance dell’anno, segnando un rendimento del 36,3% in termini di dollari USA e sovraperformando gli Stati Uniti (S&P 500), i mercati sviluppati (MSCI World), i mercati emergenti (MSCI EM) e gli indici globali (MSCI AC World). Più importante del rendimento nominale, tuttavia, è stato il cambiamento nel sentiment di mercato, poiché gli investitori sono diventati meno ancorati alla narrativa ormai familiare secondo cui “l’Europa non può crescere” e più disposti a sostenere un ciclo sempre più supportato da politiche pubbliche, investimenti e fattori domestici favorevoli.
Il caso ribassista sull’Europa è ben noto: invecchiamento demografico, crescita cronicamente bassa, un ritardo tecnologico percepito rispetto agli Stati Uniti e la pressione competitiva della Cina in settori come l’automotive e quello manifatturiero. Queste sfide non sono scomparse, ma l’Europa non ha bisogno di “battere gli Stati Uniti nelle Big Tech” per offrire solidi risultati azionari. L’universo di opportunità è ampio (settore industriale, finanziario, sanità, tecnologia specializzata, prodotti per l’edilizia e difesa) e molte aziende europee hanno ricavi globali, ma valutazioni europee. Sempre più riteniamo che le azioni europee meritino di essere considerati un'allocazione a sé stante per il loro potenziale di rendimento, la loro natura diversificante e il divario di valutazione rispetto agli Stati Uniti.
L’indice MSCI Europe continua ad essere scambiato con uno sconto significativo rispetto all’indice MSCI US (P/E 17,2x contro 27,8x), ed è al di sotto della media storica decennale.