1. In che modo il conflitto sta incidendo sull'Europa?
Il conflitto in Medio Oriente, pur essendo innanzitutto una tragedia umana, rappresenta anche uno shock lato offerta per l'economia globale, che si intensificherà con il protrarsi della guerra. Per l'Europa, un conflitto prolungato sarebbe particolarmente problematico, poiché rappresenterebbe il terzo grande shock in poco più di cinque anni, dopo la pandemia di COVID-19 e la guerra in Ucraina.
Una guerra prolungata comprometterebbe ulteriormente la competitività della regione in un momento in cui molti dei suoi settori chiave stanno già subendo le conseguenze degli elevati costi energetici e dell’intensificarsi della concorrenza da parte della Cina.
Se il conflitto dovesse concludersi in tempi relativamente brevi, l'economia globale e quella europea potrebbero comunque uscirne in gran parte indenni, seppur con qualche cicatrice persistente. Tuttavia, quanto più a lungo si protrarrà, tanto maggiore sarà il rischio di effetti negativi di lungo periodo. Nello scenario peggiore, ciò potrebbe provocare una stagflazione simile a quella degli anni '70.
Ripensando alle nostre principali aspettative per l'anno, avevamo previsto:
- una probabile ripresa della crescita sulla scia di una politica monetaria accomodante, dell'espansione fiscale e (principalmente) della deregolamentazione negli Stati Uniti;
- un'inflazione superiore alle attese nella seconda metà dell'anno;
- recessione e stagflazione al massimo come rischi di coda.
Ora, anche nello scenario più favorevole, è probabile che l'inflazione aumenti in misura maggiore e in tempi più brevi del previsto, mentre lo slancio della crescita si arresterà con ogni probabilità, anche se solo temporaneamente. Un conflitto di più lunga durata peggiorerebbe ovviamente questi esiti. La fiducia dei consumatori europei, sebbene strutturalmente sostenuta da ingenti risparmi, è una variabile chiave da tenere d'occhio in questo contesto, poiché potrebbe contribuire a far precipitare l'economia dal rallentamento alla recessione.